Io sono il mare, una fata del mare
Mi immergo e nuotando trovo un senso ai miei pensieri
I capelli ondeggiano verde smeraldo
La luce cambia
Tu sei il bosco, un elfo del bosco
Ti nascondi e annusando vai
La pelle si scalda color delle mandorle
L’odore si diffonde
Il vento mi porta il tuo profumo
Percepisco il calore della tua pelle sott’acqua
Lascio che la voluttà mi avvolga
Mi abbandono ad una danza sottomarina
Ruoto vorticosamente in una spirale di piacere
Immagino le tue mani su di me
Le onde create dalla mia danza ti portano i riflessi della mia luce
Tu annusi l’aria e chiudi gli occhi
Poi le palpebre si schiudono
Il verde si colora di mille sfumature
La schiena ti si incurva e la terra si scuote
Emani calore e le piante come scudo si stringono intorno a te
Hai paura
Ti nascondi nell’ombra
Ti rifugi dentro il tronco che è la tua tana
Io ti cerco
Vado annusando l’acqua
Raggiungo la superficie, il confine del mare
Lì dove il mio mondo incontra il tuo
Ti sento, palpitare in lontananza
Ho paura
Torno dentro il mio elemento naturale
Nuoto sempre più giù
Cerco l’abisso che mi dà la vita
Tornerò forse nella notte, col buio, ad affrontare ancora questo mondo sconosciuto
Arriva la notte
Tu esci allo scoperto
Conosci i sentieri del bosco come le vie che portano agli anfratti della tua anima
Avanzi tra le foglie ed ascolti il loro fruscio come una melodia
Annusi il muschio che accompagna la notte con la sua afrore verde intenso
Guardi la luna, una culla dondolante nell’abisso del blu scuro nella notte
Percepisci una presenza
Un bagliore
Socchiudi le palpebre
Apri la bocca
Una carezza portata dal vento sfiora le tue labbra
La terra trema
Io so come scovare la luce nelle profondità dell’abisso
Trasportata da una melodia incantevole
Come un delfino ballerino balzo fuori dall’acqua
Scivolo nel vento
Seguo il volo delle foglie
Percorro il tuo mondo e ti raggiungo
Il vento squassa il cielo e la terra
La terra che trema mentre il mare si increspa vorticoso
Ho conosciuto Gaia per caso. Devo ammettere che ho provato da subito una forte attrazione per lei, un misto di languore profondamente viscerale e di rapimento intellettuale. In quel periodo sentivo un gran bisogno di guardare lontano. Stavo finalmente sbloccando alcuni nodi emotivi che avevo coltivato per anni ed avevo una gran voglia di orizzonti sconfinati.
Leggendo una rivista scoprii l’esistenza di un posto in America -
A volte i segni lasciati sono più evidenti del movimento stesso. Lo confermano laddove sembra mancarne l’evidenza. Così successe anche con Gaia. Nonostante la difficile e complessa situazione sentimentale che stava affrontando, decise di frequentarmi. Io ero titubante. Indebolita da precedenti esperienze in cui avevo messo in gioco tutta me stessa, faticavo a ricostruire punti di appoggio che mi sostenessero adeguatamente. Era difficile per me distinguere il desiderio di lei dalla necessità di non commettere i soliti errori. Eppure mi sentivo fiduciosa. Forte più di prima, di una forza eloquente ed inaspettata. Così uscimmo insieme qualche volta. Erano incontri di avvicinamento e conoscenza. Lei mi travolse con la sua vita piena di impegni e di complessità. Dal momento della scoperta della sua omosessualità era trascorso poco più di un anno e stava ancora cercando di superare i sensi di colpa, acuiti in lei dalla presenza di una famiglia già costituita. Il suo compagno non l’aveva ostacolata. Si era anzi fatto in disparte ricostruendosi una vita di coppia con un’altra donna ma continuando a vivere con Gaia ed i loro figli. Anche lei aveva trovato una nuova compagna che era stata introdotta nell’universo familiare e nella casa dove continuava a vivere con i figli ed il marito. La loro divenne ben presto una famiglia allargata. Io mi chiesi da subito come avrei interagito con quell’insolito nucleo, ma ebbi cura di lasciar scivolare quel pensiero lontano, per non dovermi concentrare sulla mia tendenza a progettare il futuro prima ancora di definire il presente.
Come spesso accade quando ci si lascia travolgere dagli eventi, il vento ci sposta e ci muove verso situazioni inaspettate. Fu così che mi ritrovai con lei, a casa sua, in una camera chiusa a chiave per non correre il rischio di essere scoperte dai bambini che dormivano nella stanza accanto. Dapprima infastidita ed anche intimidita dalla situazione in sé e dalla condizione in cui mi trovavo, non riuscii a fare a meno di vivere quel presente tanto intenso. L’intesa fra noi fu immediatamente evidente. Stavolta ero io l’esperta e la cosa non mi disturbava affatto. Con dolcezza e passione ci incamminammo sui sentieri dell’imprevedibile.
La sua pelle morbida e vellutata scivolava sulla mia. Il calore dei nostri corpi rendeva l’aria rarefatta. Il nostro respiro in sintonia sembrava palpabile. Al contatto con i suoi segreti erogeni si sprigionava un odore ogni volta diverso: ora di magnolia, poi di ferro, di legno di ciliegio; e ancora di latte, di bacche di ginepro e poi di zenzero misto a cardamomo. Mentre i suoi capelli mi accarezzavano lievi sentivo la mia pelle diventare sottile, come carta velina.
A quell’incontro ne seguirono altri perché non si può arrestare il flusso di un fiume che dalla sorgente volge al mare. O perlomeno io non potei. Successivamente fui quindi presentata alla sua famiglia e mi sorpresi ridente e serena a giocare coi suoi figli dopo una succulenta cena preparata da me. Fu lei a decidere che quella notte l’avremmo passata insieme nella sua stanza e non nella cameretta della prima volta. Questa volta non era possibile chiuderci a chiave ma io non me ne accorsi. Non feci nemmeno caso alle lenzuola stropicciate che doveva aver condiviso fino alla notte precedente con suo marito. Non notai, alla fioca luce delle candele, che nel suo sguardo carico di folle ardore, c’era un oscuro dolore.
Quando la mattina successiva vidi suo figlio avvicinarsi al letto che condividevo con lei ancora addormentata e ritrarsene non appena si rese conto della mia presenza, provai il desiderio di scomparire. Volevo liquefarmi, rarefarmi, evaporare. Quando poi Gaia si svegliò lui tornò e si accucciò su di lei abbracciandola. Un forte calore si diffuse ed io che ero lì accanto ne fui avvolta come da una nuvola di vapore dal sapore dolciastro. Fu allora che sentii un tocco lieve sulla mia coscia. Leggerissime piccole dita affusolate mi accarezzavano. Era il piccolo che deliberatamente aveva stabilito quel contatto. Ne rimasi pietrificata. Immobile nel corpo mentre nella testa frullavano interpretazioni d’ogni sorta, seguii infine l’istinto e mi ritrassi. Intimamente scossa da quel contatto capii che mi ero spinta troppo oltre.
Ripensai a quell’articolo letto quando desideravo orizzonti lontani. Riflettei sulla differenza fra le cose evidenti e quelle conseguenti. Il tono usato era curiosamente ambivalente. L’autore paragonava